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Savicevic a La Gazzetta: «Non ero un genio, solo un ottimo giocatore. Il mio era un altro Milan eravamo sempre in finale di Champions»
Alla vigilia del suo sessantesimo compleanno, Dejan Savicevic torna a far parlare di sé ripercorrendo i fasti di un'epoca dorata per il club rossonero. L’ex fantasista montenegrino ha ridimensionato con umiltà il suo iconico soprannome, preferendo definirsi un valido interprete del gioco piuttosto che un talento fuori dal comune. Le sue parole offrono uno sguardo nostalgico su un Milan abituato a dominare costantemente la scena europea, raggiungendo sistematicamente le finali di Champions League. Questo confronto con il presente serve a sottolineare l'abisso tecnico e di mentalità che separa la squadra odierna dai successi leggendari di cui lui stesso è stato protagonista negli anni novanta. Attraverso le pagine de La Gazzetta dello Sport, il numero dieci rilegge la sua storia sportiva offrendo prospettive inedite su quello che ha rappresentato il calcio italiano di fine millennio. Ecco come le diverse testate stanno riprendendo queste riflessioni.
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